A trent’anni esatti dalla caduta del Muro di Berlino, voglio dedicare una piccola rubrica sul nostro blog a quegli imprenditori visionari che hanno sviluppato grandi business negli anni della Guerra Fredda.

Mentre il mondo si congelava con la minaccia atomica, questi signori hanno creato dei veri e propri imperi, che sono sopravvissuti a loro stessi e hanno continuato a svilupparsi nei decenni, fino ai giorni nostri.

Dalle loro storie c’è molto da imparare.

La prima tappa del nostro viaggio nel tempo è stata dedicata a Sam Walton: se ti sei perso l’articolo, ti consiglio di recuperarlo da questo link.

Oggi invece parliamo di…

Harland Sanders

Le origini

Molto spesso sono le persone che attraversano le maggiori difficoltà, e riescono a venirne fuori, che ottengono i maggiori successi nella vita.

Harland Sanders è un caso emblematico in tal senso, perché è riuscito ad avere successo solamente dopo i sessant’anni, eppure l’azienda che ha creato fattura oltre ventitre miliadi di dollari l’anno, e oggi conta oltre 750.000 dipendenti.

Nato il nove di settembre del 1890 furori Henryville, Harland Sanders era il figlio più grande un agricoltore dell’Hindiana.

Come molti figli di agricoltori della sua generazione, in gioventù dovette fare diversi lavori per mantenersi: da manovale in una fattoria ad autista di tram, da soldato a Cuba ad aiutante ferraio.

Nel mezzo della Grande Depressione, nel 1930, la Shell gli offrì l’opportunità di aprire una stazione di servizio con annesso ristorante  nel Kentucky, in cambio di una percentuale degli eventuali guadagni. Nel “Sanders Court & Cafe”, Harland aveva il ruolo di benzinaio, capocuoco e cassiere, e, nonostante i tempi non propriamente rosei per gli affari, riuscì a far prosperare la sua attività in modo strabiliante.

Nel 1936 il governatore del kentucky, come riconoscenza per le sue evidenti capacità imprenditoriali, gli conferì la massima onorificenza dello Stato, rendendolo “Colonnello del Kentucky”: sull’onda di questi successi, l’anno successivo Sanders ampliò il ristorante e aprì un motel per viaggiatori. Nel ’39 il suo locale era così noto da essere citato in una delle riviste culinarie più importanti a livello nazionale, “Adventures in Good Eating”.

Il suo successo, a prima vista anomalo rispetto al contesto generale dell’economia americana degli anni trenta, era principalmente dovuto al fatto che Sanders riusciva ad offrire un ottimo servizio per i viaggiatori, principalmente quelli diretti in Florida.

Offrendo rifornimenti di carburante, la possibilità passare la notte nel motel, e dell’ottimo (veramente ottimo) pollo fritto, il locale risultava un mix perfetto per tutti quei viaggiatori che, dopo lunghe ore di viaggio in automobile, cercavano del riposo, o semplicemente un po’ di svago.

L’approccio industriale

L’attitudine industriale del colonnello Sanders si nota quando si osserva il modo in cui era organizzato lo stesso ristorante.

Ad esempio, la procedura di cottura del pollo fritto, che inizialmente richiedeva oltre trenta minuti di preparazione, fu ingegnerizzata per ridurre al minimo i tempi grazie a nuovi procedimenti di cottura: nello specifico, si passò da una frittura in casseruola di ferro ad una a pressione.

Ottenuto il mix perfetto, Sanders battezzò la sua ricetta originale, il cui manoscritto è conservato ancora oggi nel museo di Louisville: dal 1940 in avanti, la sua ricetta rimase la stessa, per garantire uno standard qualitativo elevato per tutti i clienti. Questo fu un elemento fondamentale per il futuro successo della sua società.

La chiusura del locale

Da buon imprenditore, Sanders sapeva molto bene qual era il motivo principale per cui i clienti arrivavano a frotte al suo locale: non si trattava della qualità del pollo fritto, bensì della necessità di trovare un punto di ristoro nei lunghi viaggi verso la Florida.

Per questo motivo, quando aprì una nuova strada verso la Florida, molto più veloce per i viaggiatori, ma che non passava per Corbin, il paese in cui Sanders aveva il suo locale, egli decise di cedere l’attività. Tuttavia, la mancanza del principale elemento che generava i clienti non gli permise di vendere a buon prezzo. Dopo aver pagato i suoi debiti, Sanders era in bancarotta.

Il valore delle proprietà intellettuali

Senza più il suo locale, Sanders cominciò a girare per i diversi stati per vendere la sola proprietà che gli rimaneva: la sua ricetta per il pollo fritto. In particolare, il colonnello chiedeva un nichelino (5 centesimi di dollaro) per ogni pollo fritto venduto, in cambio della sua ricetta originale, che permetteva di produrre un ottimo piatto in poco tempo. Così nacque la KFC.

Il primo contratto di franchising della Kentucky Fried Chicken fu siglato nel 1952 con Pete Barman, a Salt Lake City: l’effettivo successo di questa formula gli permise, nei successivi dodici anni, di concludere oltre seicento contratti in tutti gli Stati Uniti, e anche in Canada.

Due anni dopo, Sanders, ormai settantasettenne, vendette l’azienda per due milioni di dollari ad un gruppo di investitori, che riuscirono a farla entrare nel NYSE nel giro di poco tempo. Nel 1971 il franchise contava oltre 3500 ristoranti affiliati.

Il colonnello Sanders, che era rimasto uno dei frontman della compagnia, già ammalato di leucemia, morì nel 1980 di polmonite, ma ancora oggi il suo volto sorridente compare nel logo della società.

 

Cosa ci insegna la vicenda di Harland Sanders?

Che il patrimonio più grande di un’azienda sono le sue proprietà intellettuali.

I marchi, la procedure, il design, i flussi di produzione e di gestione, che possono renderla uguale a tutte le altre, oppure renderla unica.

Queste componenti sono così determinanti per il successo di un’azienda, che possono essere messe a rendita anche quando l’azienda non esiste più. Ovviamente la storia di Sanders è un grande esempio di tenacia, ma la tenacia è oramai un aspetto richiesto da qualsiasi attività imprenditoriale.

Sanders è soprattutto un esempio di un imprenditore che ha saputo valorizzare un suo sistema di produzione, unico per efficienza e gradimento dei clienti, creando un’azienda miliardaria nella sua terza età.

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